Innovatori culturali. Il futuro del settore culturale e creativo tra sostenibilità economica e nuove professionalità
Marco Coico
18,00 €
Nel settore culturale italiano è diffusa l’idea che l’unica strada per professionalizzarsi sia attendere un concorso pubblico o ripiegare sull’insegnamento delle discipline umanistiche. Questo libro racconta invece l’emergere di una “terza via”, fatta di inventiva, capacità progettuale e attitudine a intercettare risorse economiche e competenze trasversali.
Il volume si muove lungo due assi: la sostenibilità economica delle industrie culturali e creative, con una ricognizione delle opportunità di finanziamento oggi disponibili (dall’Unione Europea al PNRR, dai bandi ministeriali al Terzo Settore), e il capitale umano, con le competenze transdisciplinari necessarie per formare i professionisti della cultura di domani.
Il percorso si completa con otto interviste a protagonisti dell’innovazione culturale contemporanea, scelti come modelli di riferimento per il loro sguardo interdisciplinare e la loro impronta etica, e si propone come strumento di studio e di orientamento per chi vuole
ripensare il futuro della valorizzazione del patrimonio e delle industrie culturali e creative.
Marco Coico (Palermo, 2001), archeologo e storico dell’arte con un master in economia della cultura, è responsabile dei progetti internazionali della Fondazione Le Vie dei Tesori e co-curatore del festival Borghi dei Tesori. Fa ricerca e si occupa di rigenerazione urbana e valorizzazione del patrimonio in Sicilia, nel Mediterraneo e in Europa.
Per molti è opinione consolidata che per diventare dei professionisti nel settore culturale, dopo un soddisfacente e più o meno lungo percorso di formazione accademica, si debba aspettare il “concorso” all’interno di un museo, di una struttura della pubblica amministrazione o, al più, che ci si debba orientare verso l’insegnamento scolastico delle discipline umanistiche. L’alternativa, spesso, è ripiegare su altre occupazioni e rinunciare alle proprie aspirazioni professionali.
È possibile invece pensare a una “terza via” e percorrerla? Bisogna davvero attendere che il lavoro arrivi dall’alto, o ci si può rimboccare le maniche per iniziare a costruire dal basso, distanti dalle logiche del “posto fisso”, di assistenzialismo o, nei casi peggiori, di “grazie ricevute” dalla politica?
C’è una nuova generazione di professionisti della cultura che crede in un modello per cui lavorare nel settore, oggi, è possibile facendo leva sulla propria inventiva e sulla capacità di intercettare risorse economiche, competenze diverse e partner adatti. Questa generazione, peraltro, respingendo un certo senso di rassegnazione e abbracciando un nuovo approccio, è finita per avviare processi di innovazione e profonda trasformazione dell’intero settore culturale e creativo: sono quelli che chiameremo “innovatori culturali”.